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Le intolleranze alimentari: come riconoscerle e cosa mangiare

Spesso si confonde il termine “intolleranza” con allergia alimentare. Non sono la stessa cosa perché mentre la prima è una reazione dell’organismo che dipende dalla quantità di un certo cibo che si ingerisce, la seconda invece riconosce come estranea una certa sostanza per cui il sistema immunitario la rifiuta come potenzialmente pericolosa, indipendentemente dalla quantità.

Le intolleranze alimentari sono prodotte dalla carenza di uno specifico enzima, ad esempio il lattosio, o dagli effetti tossici di un certo alimento sulla mucosa intestinale, generalmente il glutine.

Vediamo allora quali sono i sintomi più comuni di un’intolleranza alimentare.

Generalmente si tratta di problemi legati all’intestino: dolori addominali, vomito, diarrea, perdita di sangue nelle feci; se si verificano uno o più di questi sintomi è opportuno, quindi, recarsi dallo specialista per una corretta diagnosi. Oggi esistono dei test alternativi, come quello citotossico, per diagnosticare un’intolleranza alimentare, ma sono privi di attendibilità scientifica e hanno poca affidabilità.

La più comune delle intolleranze alimentari è quella al lattosio, molto diffusa in Asia e in alcune regioni dell’America, ma è presente anche in Europa, in particolare nell’area del Mediterraneo. Il lattosio è uno zucchero presente nel latte che affinché venga assorbito e utilizzato dall’organismo deve essere scomposto nelle sue due componenti principali, il glucosio e il galattosio. Se l’organismo non produce abbastanza lattasi, l’enzima atto ad operare la scissione, ecco che sorgono i sintomi da intolleranza.

In questo caso basta diminuire il consumo di latticini in base alla dose consigliata dal medico e al livello di lattosio che può essere digerito.

Nelle preparazioni a base di lattosio esistono delle alternative altrettanto buone e nutrienti come il latte di soia, il latte d’avena e di riso.

Esiste però anche un’altra forma di intolleranza alimentare: la celiachia. Si tratta di una forma di enteropatia auto-infiammatoria scatenata dall’ingestione del glutine presente nel grano, nell’orzo e nella segale. Questo tipo di intolleranza è molto diffusa, e per molti rappresenta un vero e proprio problema perché il glutine è presente nella maggior parte degli alimenti che ingeriamo, come il pane, la pasta, la pizza etc…

Le cause della celiachia possono essere di varia natura, ma è legata prevalentemente a fattori ereditari. I sintomi con cui si manifesta sono generalmente: diarrea, gonfiore o dolore addominale, perdita di peso, rallentamento della crescita nei bambini; in alcuni casi, si possono verificare stanchezza, perdita dei capelli, aumento nel sangue delle transaminasi, disturbi del ciclo mestruale e infertilità.

La diagnosi deve sempre iniziare con la consultazione del medico di base (Mmg) e del pediatra per i bambini (Pls), e in caso di positività si prosegue con i centri specializzati.

Oggi, a causa degli aumentati casi di celiachia, il mercato dell’agroalimentare si è organizzato nella produzione di prodotti gluten-free che permettono di eliminare i sintomi e di ripristinare il normale funzionamento dell’organismo a 6-18 mesi dalla diagnosi.

In ogni caso per rafforzare l’apparato digerente sono consigliati alimenti come:

  • Verdure come barbabietole, carote, broccoli, zucca, zucchine e melanzane.
  • Proteine ​​di buona qualità: almeno 45-60 gr al giorno di pollo, salmone, uova.
  • Foglie amare e insalate di agrumi per favorire la digestione prima di un pasto.
  • Grassi come olio d’oliva o olio di cocco, avocado, noci e semi.

Elena Grasso